venerdì, febbraio 25

Una bella e ricca figura di merda 2 (e fine??)

Risposta al post precendente...

600 m2, ok è forse un po' grande. 14000 euro al mese, un pochino caro. Io vivo a Parigi e pago 500 euro per 26 m2 : questo affare mi fa sentire male. Ok.
Pero', l'errore di Gaymard non è di aver accettato questo regalo della repubblica senza dire niente, anche se mi pare un po' inquietante che un ministro delle finanze sia tanto distante dalla realtà della vita parigina. No, l'errore più disturbante è che non è riuscito a dire la verità durante questa settimana di polemiche. Fino alla fine ha mentito, fino alla fine ha forse sperato che l'opinione pubblica gli credesse. Ok, è forse un marcio.
Oggi ha presentato le sue dimissioni. Va bene, end of story.
Pero' il "poverino" Gaymard con cinque appartamenti non ha fatto niente di più che tutti gli altri. Penso a Chirac, anche a Pasqua che è stato eletto senatore perché la giustizia non puo' fare niente contro un senatore. E' incredibile che la stampa francese sia riuscita a distruggere un tipo tanto rapidamente (una settimana fa era un eroe del chirachismo); pero' non ha fatto niente contro gli altri...(al meno Pasqua, voglio dire, questo tipo è anche peggio di Andreotti) (si, si).
Questa persecuzione selettiva ha una ragione : la stampa si nutre di quello che le danno i servizi di comunicazione. Qualcuno voleva la fine di Gaymard : ha organizzato la sua morte politica. Il peggio è che i giornalisti pensano che hanno ristabilito la giustizia. In realtà, hanno simplemente aiutato un altro uomo politico a mettere fine alla carriera di Gaymard. Non c'è nessuno per mettere fine al'avventura di Chirac o Pasqua perché, come Mitterrand, sanno molte cose su tutti : sono la quintessenza dell'onnipotenza.
Allora, Gaymard se ne va con gli otto bambini e la moglie a fare altre cose (come guadagnare 7 volte tanto in un' impresa privata), pero' non è una vittoria per nessuno se non per colui che ha ordinato l'esecuzione pubblica alla stampa "libera". Non mi sorprenderebbe se questo si chiama Nicolas S.

L'Altro

Una bella e ricca figura di merda

"Se non fossi figlio di un umile calzolaio non avrei problemi di soldi e sarei proprietario di un appartamento", ha dichiarato a Paris Match il ministro francese dell'economia e delle finanze (Hervé Gaymard,per la cronaca, un uomo con la faccia da faina). Traduzione: "Se non fossi nato sfigato potrei anche permettermi l'acquisto di uno squallido monolocale all'estrema periferia di Parigi".
In realtà quest'uomo beffato dalla sorte possiede non uno ma cinque (e dico cinque) appartamenti, sparsi tra la Bretagna, la Savoia e Parigi. E ha il coraggio di abitare in un localino di 600 m2, in pieno centro della capitale, per il quale lo Stato francese paga d'affitto la modica somma di 14000 (e dico quattordicimila) euro al mese. Ma non è mica solo, eh! Ci ha sistemato la moglie, anche lei alto funzionario, e gli otto (e dico otto) rampolli.
Una cosa talmente pacchiana non poteva certo passare inosservata, ed ora il poverello (figlio di un povero calzolaio, è bene ricordarlo) è stato pubblicamente sbugiardato e messo alla gogna. Tutti se la prendono con lui, dai colleghi ai compagni di partito ai giornali (in primis Le Canard enchainé e Le Monde), e pretendono le sue dimissioni.
Dicasi: una bella e ricca figura di merda.

mercoledì, febbraio 23

Il grande freddo

Eccomi, son tornata dal folle week-end tra Guérande e Brest...che in realtà si è limitato ad una tonnellata di freddo polare, mitigato per fortuna dai miei amichetti. C., che si è scoperto appassionato di cucina asiatica, mi ha pure preparato gli spaghetti di riso alla qualche cosa e poi si è schiantato dal sonno alle 21.30, lasciandomi da sola davanti ad un dvd, morta di freddo (non accende mai il riscaldamento).
Ma è mercoledi' sera e mi comincia CSI, chiedo venia.

lunedì, febbraio 14

Eh eh eh!!

Sideways & co.

Tanto per mostrare che sono una donna impegnatissima, voilà qualche aggiornamento sui cazzi miei:

- reduce da un fine settimana freddissimo a Parigi, parto domani per Guérande, sulla costa, dove spero di essere nutrita a panetti di burro salato per due giorni interi. Raggiungero' poi la jet-set di Brest per un folle week-end tutto lustrini e paillettes. Sono in vacanza per una settimana.

- ho finalmente visto Sideways. Mmmmmhhh si', simpatico, ma alquanto cinico. Insomma, non proprio quella commediola scanzonata che mi aspettavo, ma un'ennesima riflessione sui rapporti uomini-donne, sull'amicizia e, in generale, sulla vita, mitigata dai paesaggi californiani e dalle discussioni vinicole. L'attore che interpreta Jack è irresistibile (vedere per credere: la scena al ristorante con le due ragazze). Alla fine ci si sente un po' svuotati e vien voglia di dire "cavolo, ma se anch'io un giorno finissi cosi', a sapere tutto di vini e ad aver sbagliato vita?". Ma c'è sempre un barlume di speranza, eh!
In ogni caso è da vedere. Aspetto che il film esca in Italia per avere qualche reazione.

-ho rivisto con piacere Clerks. Chi non ricorda Palla di neve e la lista dei porno? (citaz. 259).
Ho visto anche (ma solo perché lo davano in tv) Falling in love, filmetto di San Valentino con Meryl Streep regina delle nevi e un De Niro figaccione. La melassa debordante da ogni dove non mi ha comunque impedito di assistere al film con grande partecipazione, gridando cose tipo "ma giratiiiii!", "rispondi al telefono, è lei!", "corri, corri, prendi il treno che lei ti aspettaaaaa", "daiiiii". Per la cronaca: finisce bene, sappiatelo. Io sono andata a nanna contenta.

- Messaggio alla Chi l'ha visto?: è sparito dai supermercati il mio shampoo preferito, quello all'arancia e allo zenzero, chissà perché (tossico? non mi stupirebbe)...beh, chiunque lo incroci è pregato di bloccarlo, con le buone o con le cattive, fino al mio arrivo.

mercoledì, febbraio 9

Série(s) noire(s)

Mi sa che Sideways dovrà aspettare ancora qualche giorno. Stasera non mi schiodo dalla tv e mi godo la mia doppia razione: due episodi di The 4400 (appena visti) e, tra poco, due inediti di CSI (si', loro, gli originali, quelli di Las Vegas, e soprattutto, LUI, l'inimitabile). A costo di restare sveglia fino alle due di notte (per LUI faccio questo e altro, s'intenda).

The 4400 all'inizio non mi ha molto entusiasmata, anche perché la sera in cui hanno trasmesso i primi due episodi sono rimasta un'ora al telefono e non ho capito una mazza, ma stavolta ho dovuto cedere come una pera cotta. Mi piace davvero (non per nulla il produttore è Coppola).
L'idea di partenza è buona: 4400 persone, scomparse tra il 1950 e il 2003, ricompaiono quasi per magia e tutte insieme, vicino a Seattle. Ovviamente non hanno nessun'idea di cosa sia successo durante la loro "latitanza", non sanno dove sono state e, quel che è peggio, si ritrovano dotate di strani poteri. Non mi dilungo sugli effetti strazianti di questo ritorno alla vita (per esempio, una madre scomparsa da dieci anni che scopre con orrore che il marito si è risposato e non le lascia più vedere la figlia). E sotto c'è sicuramente qualcosa di losco. Gli extraterrestri? Mi rifiuto di pensare ad una soluzione cosi' banale. Vedremo.

Ma ora vado che mi comincia CSI (già capisco che l'ottovolante cade. Ecco, è caduto...che dicevo io?).

A letto col nemico

Mi son resa conto che il mio peggior nemico non sono tanto i francesi quanto, a sorpresa, il futon che occupa quasi per intero la mia camera e di cui mi vanto in lungo e in largo.
Alla faccia del feng-shui e di tutto il resto, il mio futon cerca, ogni mattina, di mettermi di cattivo umore. E ci riesce benissimo. Dopo la faticosa operazione di estrazione dal letto, che svolgo appoggiandomi al termosifone (cerchero' prossimamente di procurarmi una carrucola), sbatto inevitabilmente il polpaccio contro il futon ("ma porc**@Ma loro non sanno con chi hanno a che fare, poveretti. Comincero'in maniera soft, sbattendo casualmente la scopa contro le doghe, per poi passare alle maniere forti (insulti, velate insinuazioni, pressione psicologica a manetta). Potrei seriamente pensare anche di organizzare una spedizione puntiva.
Vediamo come va mettendo non-stop la musica degli Abba.

lunedì, febbraio 7

Swimming Pool

Lunedi'mattina, ore 9.30: sono già in palestra, pronta per la lezione di aquagym*. Armata di ciabattine e asciugamano mi avvicino alla piscina e...orrore! Vedo che le altre partecipanti al corso, almeno una quindicina, hanno un'età media di 68 anni! Troppo tardi per fare marcia indietro, cerco uno sguardo complice con l'istruttore. I suoi occhi sembrano dire "embé, ora sono cazzi tuoi". Provata da questa mancanza di solidarietà entro in piscina, rassegnata al mio destino. Le signore, per lo più pensionate o casalinghe facoltose (come si puo'notare dal luccicare di anelli e braccialetti), sgambettano come adolescenti e respirano come stantuffi. Il corso comunque procede senza intoppi, salvo qualche scontro inevitabile data la mancanza di spazio.

Quello che mi ha più colpita sono le cuffie: la maggior parte delle signore esibisce quelle da doccia, trasparenti e a pois, probabilmente rubate in qualche albergo durante la luna di miele. Un paio hanno degli eleganti turbanti alti venti centimentri che si chiudono con lo strappo. Provvedero'subito a procurarmene uno, visto che la mia cuffietta color vomito rappresenta, visivamente, un elemento di disturbo. Ed è ovvio che la settimana prossima non manchero'all'appuntamento.

*si avverte che commenti del tipo "ma che cacchio ci facevi in piscina a quell'ora, potevi mica startene a casa sotto le coperte, se l'età media è 70 anni sono affaracci tuoi e te la sei cercata" non sono accettati.

domenica, febbraio 6

Le correzioni

Venerdi' sera ho ricevuto un'email di N., la mia amica tedesca, una delle prime (e più care) persone conosciute a Brest, quattro anni e mezzo fa. Mi chiedeva di correggerle una lettera di motivazione da presentare per fare uno stage in Africa. Cinque pagine fitte fitte che mi han portato via qualche ora buona del mio prezioso week-end. Nulla da dire sull'ortografia, giusto qualche errore dovuto alla distrazione. Ma quanto alla forma...da mettersi le mani nei capelli! Frasi di dieci righe ciascuna in cui la nostra, con salto mortale a triplo avvitamento, cambia soggetto quattro volte (senza neanche un punto o una pausetta, per capirci) o fa ardite costruzioni col verbo alla fine. Sia.
E io di quelle cinque pagine non ho capito veramente niente. Ogni dieci minuti un vistoso calo della concentrazione mi obbligava a sgranchirmi le gambe, pulire la cucina (chi mi conosce sa che quando son nervosa tiro a lucido la casa) e guardare nervosamente l'orologio per vedere se era l'ora di CSI (essi, qui lo mandano in replica la domenica pomeriggio; per gli inediti della quarta serie si deve aspettare il mercoledi' in quarta serata). L'unica cosa sicura, che deduco dal fatto che N. studia geografia, è che lo stage riguarderebbe l'educazione ambientale (l'educazione ambientalista, avrebbe detto la Demente, lontana ex-collega padovana). Embé. Cio'non mi ha impedito di correggere il correggibile, rispedirle il file via email e farle i complimenti per la lettera, con frasi tipo "guarda, se fossi io a dover decidere ti darei lo stage subbbito perché si vede che sei competente e appassionata"...

Una faccia da cane bastonato

Siate pietosi, regalate una vita sociale a questa povera crista! Posted by Hello


venerdì, febbraio 4

Il richiamo della palestra

Mi sono iscritta in palestra. C'è pure la jacuzzi. Non dico altro.

The D-day

Grande notizia: oggi pomeriggio D. si è finalmente laureata, alla veneranda età di ** anni, all'ateneo patavino (col massimo dei voti, signori, mica cazzi). Visto che non ha risposto alle mie venticinque telefonate al cellulare immagino sia persa nei festeggiamenti. Conoscendola, sarà già ubriaca marcia dopo un solo sorso di spumante. Oppure starà recriminado con amici/parenti a proposito del papiro e di episodi in esso riportati e da lei giudicati sconvenienti (non so quel che c'è scritto ma posso giurare che è tutto vero).  Posted by Hello


In ogni caso, la povera D. ce l'ha messa veramente tutta per non laurearsi. Ha preso corsi intensivi di violino, si è iscritta ad una scuola di teatro (con relativa fuitina a Roma), ha perso tempo negli USA, si è appassionata di vela per star dietro al moroso. Come si puo' notare, ce l'ha messa veramente tutta per restare un'eterna studentessa. E adesso...snif...sapere che D. era all'università era una certezza per tutti noi, un punto fermo, un qualcosa di immutabile e sicuro come due e due fanno quattro.
Beh, almeno non romperà più i maroni agli amici con 'sta storia della tesi, dato che l'ha capita solo lei (il suo relatore ignora totalmente di cosa si sia occupata, era troppo impegnato a guardarle le tette durante i ricevimenti).

giovedì, febbraio 3

Brest: modalità d'uso (parte seconda e fine)

Riprendo da dove avevo lasciato e cerco di concludere brevemente.

- tre negozi nella rue de Siam: Kerjean, specializzato in prodotti esotici, dove si puo'entrare solo sapendo cosa si cerca (il proprietario non ammette curiosi); Histoires de chocolat, il cui nome dice già tutto (comprate i cofanetti assortiti, non ve ne pentirete); Dialogues, l'unica libreria tra quelle che conosco dotata di divani (particolarmente affollati quelli della sezione fumetti), di una caffetteria/saletta riunioni (li' ho visto Paco Ignacio Taibo II e Marcello Fois, ma attenzione a non incrociare la terribile Nolwenn!) e di ombrelli che si possono prendere gratuitamente in caso di pioggia (logica vuole che debbano essere poi restituiti...hem...).

- la spiaggia del Moulin Blanc, cui si puo'arrivare a piedi dall'incrocio dell'Octroi (rue Jean Jaurès), prendendo, sulla sinistra dopo il Kaléïdoscope, la lunghissima rue St. Marc. La camminata dura una mezzoretta ed è molto piacevole (anche perché tutta in discesa, il bello viene al ritorno). Si fiancheggiano casette gotiche e casermoni popolari, cespugli di rosmarino selvatico, ciliegi e alberi in fiore (a partire da marzo), la casa rosa detta "di Biancaneve", il negozio di parrucchiere "Epi tête" che purtroppo ha chiuso, pasticcerie che, a Pasqua, espongono in vetrina galline imbalsamate. La spiaggia è da evitare la domenica (bambini e cani di ogni dimensione che scorazzano dappertutto) ed è romantica la sera. Il bagno è sconsigliato in ogni stagione.

- il bar Tour du monde, al porto turistico (vicino alla spiaggia). Di proprietà del famoso velista Olivier de Kersauson, domina la rada ed è popolato da lupi di mare e giovani fighetti. Il venerdi' e il sabato sera si balla sui tavoli (beh l'ho fatto pure io, lo ammetto). Buonissime le cozze con patatine fritte (moules frites).

- un altro bar: chez Kim, a Saint Martin (conosciuto anche come L'horizon). Il proprietario cambia nazionalità ogni sera (un giorno dice di essere malese, quello dopo cinese, la sera dopo giapponese e cosi' via) e, quel che è peggio, tortura la sua povera chitarra cantando canzoni francesi con l'accento asiatico ("gaLe au goLi-i-i-i-lle..."). Da notare che abita in Francia da trent'anni. Al porto commerciale consiglio due bar: Les quatre vents, che di solito propone musica niente male, e il Likidambar (per l'arredamento da bar tropicale).

- locali gay: il Village (squallidissimo, lui e il proprietario), l'Happy, rue Jean Jaurès, che mi è sembrato simpatico, e la Maison (mi han detto che no, è abbastanza triste). Luogo di ritrovo, anche per scambisti, sono i giardini Kennedy, vicino alla stazione (le fonti sono attendibili).

- gli unici due luoghi rimasti intatti dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale : la rue de Saint-Malo, dopo il ponte di Recouvrance, e il lavatoio poco distante. Suggestivi e, soprattutto, sconosciuti ai più. Se potete, visitate l'inaccessibile plateau des Capucins e fatevi spiegare dov'era situato il bagno penale per cui Brest, anticamente, era rinomata. Quasi tutta la zona portuale è di proprietà della Marina che, col contagocce, la sta cedendo allo Stato.

- da Recouvrance cercate di arrivare, a piedi, alla route de la corniche (girate alla prima a sinistra dopo il ponte, poi, alla fine della via, a destra fino a un baretto squallido). Questra strada costeggia una buona parte del porto commerciale e dei cantieri navali, per arrivare al porticciolo di Sainte Anne; continuando a camminare sulla costa ci si imbatte in calette di ciottoli e acqua azzurrissima. Questo sentiero fa parte della strada che i monaci di Saint Mathieu percorrevano per andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela (i pannelli lungo il sentiero portano il simbolo della capasanta). Siamo sempre a una mezzora, a piedi, da Brest! Una volta, io ed E. vedemmo pure un sottomarino ("Guarda, un sottomarino!", "Seeeee")

Chiudo qui. Si vede che amo Brest????

Risiko mi fa un baffo

Le mie conoscenze in materia di capitali mondiali sono state duramente messe alla prova da questo sitarello*. Ho scoperto che sono di un'ignoranza abissale a proposito dei paesi dell'est europeo, incapace persino di dire dove stanno Ucraina-Lettonia-Lituania. Confesso che neppure i paesi del nord Europa sono la mia specialità. Ammetto di avere dei problemi a situare le città a livello mondiale (a volte le cantonate sono veramente, veramente enormi), mentre non pensavo di conoscere cosi' bene gli USA. Eh eh, ovviamente con Italia e Francia ho sempre il massimo dei punti... almeno un piccolo riscatto! Si puo' giocare da soli o sfidare altra gente che è on-line. Il mio nickname è Yum, dichiaro aperte le ostilità.


* segnalatomi da Artur Dent, specializzato in passatempi di questo genere.

Brest: modalità d'uso (parte prima)

L'incontro casuale con un ingegnere sardo, questa mattina, mi ha messo di buonumore, come succede sempre quando conosco un compatriota. Sapere, poi, che ha pure trascorso due giorni a Brest e che non è scappato a gambe levate dopo la prima mezz'ora me lo ha subito reso più simpatico. Abbiam cosi' scambiato quattro chiacchiere sulla città francese in cui ho vissuto per quattro anni e che ai miei occhi di povera psicolabile resta una delle più belle di Francia (questa affermazione, lo so, mi vale un ricovero coatto alla neuro). Siccome è raro che il turista medio capiti proprio sulla punta più estrema del Finistère, all'estremo nord-ovest della Francia, e ancor più raro che arrivi proprio a Brest (deve proprio volerlo, ma in maniera mooolto ma mooolto forte), ho deciso di stilare una piccola lista dei luoghi in/out della città. Ad uso di chi vuole andarci (io) e di chi magari già ci abita ma vuole sapere quali sono i posti gggiusti da frequentare (uhm temo che il numero sia inferiore a uno).

- il Café de la Plage (place Guérin): bar in puro stile francese, un po' scazzato e un po' alternativo, popolato da vecchiotti e fauna varia (compresa la pazza che balla da sola e senza musica, ex maestra depressiva imbottita di medicinali che l'han rovinata). Piacevole soprattutto d'estate, con i tavolinetti sul marciapiede da cui si domina la piazzetta. Consiglio dello chef: il kir cassis, o il classico sidro.

- la QV, Bar à vins: in fondo alla rue de Siam (si', quella di cui parla Prévert), ideale per gli aperitivi, con piano rialzato (le poltrone sono eccezionali, davvero morbidissime) e taverna. L'arredamento è moderno e caldo, la musica sempre azzeccata (Thievery Corporation, per esempio). Il proprietario è molto loquace e ama essere consultato sulla scelta dei vini, ma se lo si lascia parlare diventa un mulinello incomprensibile. Io prendo sempre un Entre-deux-mers, perché è l'unico vino bianco di cui mi ricordi il nome.

- dalla QV si possono ammirare, la sera, il ponte di Recouvrance illuminato di blu e le luci del porto. Giro consigliato: usciti dalla QV girate a sinistra, passate davanti al castello e arrivate ai bastioni. Fermatevi e contemplate. Il mio posto preferito in assoluto, magico e aperto sull'Oceano, da cui si dominano il porto commerciale e la rada di Brest.

- il Valentin, ristorante minuscolo in una viuzza altrettanto piccola a St. Martin. Specializzato in piatti del sud-ovest della Francia, i prezzi sono abbordabili. Io prendo sempre carpaccio di salmone, magret d'anatra con verdure e gelato al torroncino con coulis di lamponi. Ovviamente il tutto è accompagnato da pane su cui vanno spalmati strati generosi di burro salato. Delizioso, ma mette alla prova anche gli stomaci più allenati. Bisogna prenotare.

- mangio la pizza da Pizza Pietro. Ce ne sono due: Place de la Liberté e St. Martin, e io preferisco quest'ultima (perché ci lavorava un mio studente che mi metteva tripla dose di panna montata sul gelato...tentativo di corruzione? Beh, non so, ma ha funzionato). E' buona anche a La scala, nonostante la pizzeria si spacci sfacciatamente per italiana, di cui in realtà ha solo il nome.

- La galetière (rue Jean Jaurès) e la Crêperie moderne (rue Algésiras) sono le mie creperie preferite. La prima merita un punto in più per la decorazione marinara, mentre nella seconda si possono incontrare a mezzogiorno i prof. della facoltà di Lettere e Scienze Umane, che è a un tiro di schioppo.

- il kebab migliore lo fanno alla Citadelle, rue Danton (bisogna chiederlo in galette, una specie di crêpe leggerissima, e, per favore, senza patatine fritte). Cercate di sedervi all'unico tavolino disponibile, perché in tal caso il proprietario vi offrirà del buonissimo the alla menta.

- per un bicchiere dopo cena: il Comix (St. Martin), regno dei fumetti, Les voisins e, nella stessa via ma più in basso, il Dubliners (ambiente rigorosamente irish e, francamente, irritante). Al Blind Piper (rue de Siam) l'anno scorso c'era un barista fighetto e piercingato che se la tirava un casino. E' anche il bar dei marinai che sbarcano a Brest (non è simpatico rendersi conto di essere due ragazze italiane circondate da quindici energumeni che dichiarano di odiare l'Italia).

- da evitare: l'Arizona, pseudo-locale notturno/discoteca squallido e sporco popolato in gran parte da gente squallida e sporca che o si struscia tipo seconda pelle mentre si sta ballando, o improvvisa spogliarelli integrali sul palco. In più è piccolo e fa un caldo becco.

(continua)