venerdì, marzo 25

Qualche libro a casaccio

Nel più puro stile "Cara Nonna Papera", ecco qualche consiglio non richiesto in materia di libri per la santa Pasqua.

- Dan Brown, Il codice Da Vinci. Ma solo se dovete affrontare un lunghissimo volo transoceanico e temete di morire di noia. Io l'ho provato e in più, dopo la lettura, funziona benissimo come poggiapiedi.

- Didier Daeninckx, Métropolice. Solo se siete a Parigi sulla linea 4 della metro, vicino a Châtelet, e nel libro che state leggendo si parla di un terrorista che vuole mettere una bomba sulla linea 4 della metro, vicino a Châtelet.

- Melissa Bank, Manuale di caccia e pesca per ragazze. Massi', una domenica pomeriggio tranquilla sul divano. Il libro, poi, non macchia né lascia alcuna traccia dopo la lettura.

- William Boyd, Any human heart. Eletto miglior libro 2003 dalle lettrici di Elle. Una garanzia, no? E la scelta è buona, ché il libro, un'autobiografia fittizia che attraversa tutto il 20° secolo, è accattivante.

- Tom Sharpe, Wilt 1. Per poi continuare con Wilt 2 e Wilt 3. Ma anche con un altro qualunque dei libri di Tom Sharpe, illustre (e poco conosciuto) umorista inglese. Come non morire dal ridere di fronte a Eva in pigiama giallo, alle quattro gemelle scatenate, alle disavventure sessuali di Wilt e alle sue classi sconclusionate (Gas 3, Gesso 2, Carne 3...)? Gli estimatori capiranno, gli altri si faran domande sul mio QI (è molto basso, è ufficiale).

- Michel Tremblay, Chroniques du Plateau-Mont-Royal. Per lettori pazienti (sono 6 volumi) e francofoni convinti (i dialoghi sono scritti nel francese che si parla nel Québec, e devono essere letti con il relativo accento cantilenante e divertente). Difficile ma non impossibile, commovente e ipnotizzante. Dopo la sfida lanciatami da L'Altro ("tanto te non capiresti, è scritto difficile") sono arrivata al terzo volume, La duchesse et le roturier (La duchessa e il plebeo), e leggerlo è diventato una droga. Per fortuna è più prolifico (dal punto di vista letterario, ovvio) di un coniglio.

- Hennig Mankell, La leonessa gialla. Non l'ho ancora letto, ma Kurt Vallander è una garanzia. Penso sarà una delle mie prossime vittime.

Bene, ora devo tornare a leggere Tremblay.

Aggiornamento:

-Amélie Nothomb, Estetica del nemico o, a scelta, Stupore e tremori. Da mettere nel kit di sopravvivenza e da usare solo in situazioni estreme, del tipo: siete in uno sperduto paesino bretone per ragioni professionali, non avete la macchina, non esistono pullman e l'unico treno del pomeriggio passa quattro ore più tardi. In più nel detto paesino non c'è neanche un bar decente, quindi vi ritroverete in un bar sport, sintonizzato sul canale satellitare del totip, a bere un caffé dietro l'altro e ad ignorare i commenti degli avventori, con gli occhi bassi sul vostro fedele Amélie Nothomb d'occasione, uno dei duecento libri che la simpatica scrittrice francese ha nel cassetto e che centellina astutamente, al ritmo di due-tre all'anno (ipsa dixit).

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